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    December 24

    TLD : LIBRI E ARTICOLI - La musica zingara / 1


    La musica zingara / prima parte

    Il nuovo lavoro del giornalista e saggista romano Giorgio Mancinelli "Musica zingara" (ed. Atheneum) nasce come una sfida contro gli stereotipi e un viaggio verso l'ingnoto, attraverso il "suono del tempo".
    L'ascolto e lo studio appassionato delle melodie di India, Medio Oriente, bacino del Mediterraneo, cuore dell'Europa, dei Balcani e della steppa russa, ha portato Mancinelli alla scrittura di un corposo saggio, arricchito di illustrazioni, biblio-disco-filmografia e indirizzi internet, che vuole facilitare la conoscenza della musica zingara.
     
    La pubblicazione del volume di Mancinelli offre lo spunto per trattare anche qui della musica e della danza zingara. L'intenzione è quella di raccogliere in un paio di post i link più interessanti.
    Da qualche anno, da quando cioè si è diffusa la passione delle danze e delle musiche "dell'est", anche in Italia sono sempre più numerosi i gruppi e gli insegnanti che offrono corsi e stage di danze mediorientali e dell'estremo oriente.
    Il repertorio zingaro (i repertori...), per la loro speciale natura, riescono a spaziare dal Portogallo fino alla Cina.
    Può diventare interessante cogliere qualche spunto, fra musiche, danze, canti, tradizioni e costumi, per poterne trattare a scuola o per elaborare materiali in forma di spettacolo.
      
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    September 17

    TLD : LIBRI E ARTICOLI - La danza armena

    LA DANZA ARMENA
    di Laura Shannon

    Molta gente prova qualche cosa di speciale nelle danze armene: nella passione, nella leggerezza e nella forza espressiva che esse incarnano. Spero che questo breve scritto serva quale un'introduzione per conoscere la danza armena nei suoi elementi principali.
     
    Territorio e Storia
    L'attuale Repubblica Armena è un'area piccola e montuosa estesa quanto il Belgio, con una popolazione di solo tre milioni di abitanti. Precedentemente l’Armenia ha coperto un territorio enorme, incluse le montagne di quelle che ora sono la Georgia e l’Azerbaijan, l'enorme altopiano che si estende dall’Anatolia orientale al Caucaso meridionale, parte dell’Iran, l’Iraq e della Siria. Questo territorio è caratterizzato da monte Ararat, il simbolo della nazione armena e anche simbolo dell’esilio: il suo profilo domina la vista di Yerevan, la capitale dell’Armenia, anche se la montagna ora è in territorio turco.
    L'altopiano anatolico è uno dei siti più antichi del mondo per civilizzazione. Gli Armeni, discendenti da un ramo di indoeuropei, vi si stabilirono dopo il V secolo a.C. e fondarono il primo stato cristiano nel 301 d.C. Immediatamente si formò una forte identità culturale, grazie in particolare all'invenzione dell’alfabeto armeno nel 406 d.C.. Altre popolazioni nel corso del tempo si stabilirono in quel territorio: Persiani, Bizantini, Arabi, Assiri e Turchi. Durante questo periodo, come conseguenza, si è sviluppato un ricco e assai variegato folclore, nonostante i conflitti continui fra le varie popolazioni. Durante la prima Guerra Mondiale la triste storia dei pogrom e delle persecuzioni da parte degli Ottomani, hanno portato al massacro, tra il 1915 e il 1922, un milione e mezzo di Armeni. Questi eventi sono stati ufficialmente riconosciuti e condannati quale genocidio tanto dalle Nazioni Unite nel 1985 e nel 1986, e dal Parlamento Europeo solo nel 1987. La Turchia, tuttavia, ancora oggi rifiuta di riconoscere tale genocidio.
    Gli Armeni che sono sopravvissuti ai massacri e alle deportazioni sono stati obbligati a fuggire dal territorio turco. In questa diaspora c’è chi è andato sud, in Siria o nei paesi Arabi, chi si è spinto a nord in quel territorio che è divenuto l’Armenia sovietica nel 1920, chi a oriente verso l’Asia, chi a ovest in Grecia e in Europa. Circa centomila persone hanno attraverso l'Atlantico verso l’America settentrionale, verso Los Angeles, Fresno, Washington, ed altre città.
     
    La danza armena
    Gli esiliati armeni hanno cercato, negli stati Uniti come nelle altre comunità, di riaffermare la loro identità etnica attraverso la danza e la musica. La danza tradizionale è ancora popolare fra gli espatriati armeni, ed è stata anche “esportata” con molto successo anche presso le Compagnie di danza internazionale e presso i Gruppi di danze in cerchio di tutto mondo.
    Generalmente suddivido la danza armena in quattro categorie: le danze dell’Armenia orientale (Caucasica), dell’Armenia occidentale (Anatolica), della Grande Armenia, e i balli della diaspora.
    Queste categorie possono risultare piuttosto generiche, ma danno un panorama abbastanza preciso della danza armena così come abitualmente oggi è ripartita. Possiamo anche ulteriormente differenziare le danze popolari ballate nei villaggi da quelle coreografate da Gruppi professionisti e i balli presenti in Armenia oggi da quelli ballati dalle comunità all’estero.
    Danze dell’Armenia orientale (Caucasica)
    L’Armenia orientale (Caucasica) è ora l'area della piccolissima Repubblica d’Armenia. Il ballo degli uomini, quale l’energico Jo Jon (Zhora bar) viene da Speetak, nel nord. Mom bar, che significa danza della candela, proviene dal villaggio di Marroon, presso il Lago Sevan, ed è tradizionalmente l’ultima danza delle feste di matrimonio. Le candele sono spente al termine del ballo, ed è questo il segnale per gli ospiti che è ora di andare casa. Versioni diverse di Harsaneek, originalmente anch’essa una danza Mom o danza della candela, provengono da varie parti dell'est, come lo stile squisito delle improvvisazioni soliste delle donne, note come Naz bar, o danza della grazia, sui movimenti del quale è stata coreografata Archka Yerezanke (Sogno di ragazza).
    Danze dell’Armenia occidentale (Anatolica)
    Molte danze armene dell’Anatolia occidentale, territorio che ora è in Turchia, prosperano adesso in altre parti del mondo, portate da coloro che sono fuggiti ai massacri. Sepastia bar, dalla regione di Sepastia, è conosciuta bene in molte versioni fra le comunità degli emigrati provenienti da Sepastia negli Stati Uniti. Ooska Gookas (Hooshig mooshig) e il suo “fratello musicale” Shavalee, provengono dalla città di Erzeroom nella regione di Kareen, come Tamzara, Medax Tashginag ed Erzroomi Shoror. Laz bar proviene da Sev Tsov, sulla costa del Mar Nero. Al pari di altre danze della gente che vive di pesca nel Mar Nero, la spalla che vibra è un elemento che abitualmente si dice rappresenti i movimenti del pesce. La regione anatolica di Daron o Taron, che ci ha regalato Pompooreeg e ovviamente l’amatissima ed enigmatica Daronee, è stata crudelmente devastata dalle deportazioni turche e dai massacri.
    La maggior parte degli Armeni che vivevano lì sono stati uccisi, qualcuno è scappato, e qualcuno è rimasto riuscendo ad aver salva la vita facendosi passare per turco. Circa mezzo secolo più tardi, intorno agli anni ‘60, Azat Gharibian, coreografo dell’Ensemble statale armeno di canti e danze, è ritornato in maniera fortunosa a Daron per trovare gli Armeni nascosti e raccogliere quello che ricordavano delle loro danze del periodo pre-diaspora e delle loro tradizioni musicali. La danza Daronee che conosciamo è stata composta da Azat utilizzando alcuni elementi raccolti a Daron. La canzone è stata raccolta nella sua interezza ed è stata registrata da un’orchestra. Il mio insegnante Tom Bozigian, che ha lavorato con Azat, mi ha detto, nel 1987, che “nessuna traduzione del testo della canzone (che accompagna Daronee) era disponibile, perché sfortunatamente le parole presentavano una quantità di termini arcaici e dialettali da renderne impossibile ogni traduzione”. L’amico e collega Shakeh Avanessian è riuscito, tuttavia, in una traduzione parziale nel 1996. Il testo apparentemente si riferisce ai tragici eventi storici accaduti a Daron in questo secolo. Il significato, come per un poema, è codificato in immagini e in giochi di parole: sovente nelle canzoni armene la perdita della propria terra natia è associata alla perdita del proprio benamato, del proprio amore. Qui il testo parla della perdita di entrambi:
     
    Daronee
    Amore è come un campo che è stato portato via
    C'è un piccolo respiro, quello è un respiro
    Nel luogo del mio innamorato
    Sia la maledizione di Dio
    Amo qualcuno, mi è stato detto di lasciarlo
    Ah, Lashghert, morte, lacrime
    Una volta felice ed un profumo dolce
    Il mio bel innamorato dai capelli fatati
    Vai avanti e prendi il mio innamorato!
    Oh, un profumo dolce.
    Conosco un innamorato che mi manca terribilmente
    Gorani, Gorani, mio Gorani adorato.
     
    Lashghert è probabilmente il nome di un luogo a Daron, e Gorani apparentemente si riferisce ad una montagna, sede di una divinità della guerra. Quest’insieme di significati dà alla danza e alla canzone il senso del “combattimento di una battaglia per la vita”. Secondo Tineke van Geel, Gorani è la danza sulla quale è basata Daronee, ed è ancora rintracciabile a Daron, a Sassoon e a Shatag. Nel Medioevo Gorani era una canzone d'amore. Ora, versioni diverse di Gorani di solito si riferiscono tutte ad eventi tristi come un povero raccolto o un amore perduto. Daronee è ancora nel repertorio dell'Ensemble Statale, seguita, in verità, da un pezzo più veloce per rendere lo spettacolo più interessante. Nella capitale Yerevan, le scuole di coreografia e i Gruppi di musiche e danze mirano a conservare le danze tradizionali in una configurazione appropriata per la presentazione scenica. Le versioni sceniche possono essere piuttosto diverse dall'originale danza del villaggio, e i Gruppi statali qualche volta sono accusati di essere i responsabili della distruzione della “vera” tradizionale coreutica. Naturalmente le danze subiscono molti cambiamenti quando sono adattate per lo spettacolo. Ma vale la pena riflettere sul fatto che così tante sono le canzoni e le danze scomparse, come risultato dei massacri e della diaspora, che la sopravvivenza di queste arti in qualsiasi forma è qualche cosa che forse dovremmo rivalutare. In ogni caso, come per tutte le danze popolari, le danze armene sono parte di una tradizione viva, che ha cambiato e continuerà cambiare, assorbendo nuove influenze ed influenzando essa stessa gli altri.
     
    Danze della Grande Armenia
    Ci sono altre danze ballate unitamente ad altre, che penso siano originarie della Grande Armenia, dal territorio in pratica che era un tempo l’Armenia, dove la danza e la musica ci rivelano un carattere decisamente armeno, sebbene le danze potrebbero essere oggi chiamate turche, kurde, o assire. Ad esempio: Agir Govenk di Bitlis, le danze kurde Bablakhans e Halay da Van e da altre parti del Kurdistan, Tulum Havasi dal Caucaso Orientale, e la danza assira Zaroura.
    I Kurdi erano una minoranza molto forte nell’antica Armenia, e c'è un numero di danze identificate come armene, nelle quali l’influenza kurda è particolarmente visibile: Khumkhuma, Papooree, Teen e Halay, per esempio. Danzate con le braccia vicine e intrecciate, queste sono note come danze di stile “pert” (difesa) o “bahd”. “Bahd” significa muro in armeno, ed è collegato linguisticamente a “bahr/bar” che significa danza. “Halay” invece proviene dalla parola “alay”, che significa molte persone. Queste danze in formazione unita o legata potrebbero riflettere la natura difensiva di una popolazione continuamente soggiogata, come anche lo spirito di solidarietà della comunità, che la danza sviluppa e rinforza. Bianca de Jong suggerisce che queste danze appartengano sia ad un luogo come anche alla gente; e poiché tanto le genti quanto le culture vanno e vengono, qualche cosa dei balli resta nella terra che li ha “allevati”.
    La mia personale esperienza, riguardante tutte le danze, ma la danza armena in particolare, è che, quello che accade nei piedi, di come i piedi sentono il terreno sul quale ballano, sia molto importante. I balli della Grande Armenia dicono ai miei piedi il modo in cui i piedi armeni si muovono, raccontano la storia di una terra perduta e di una vita paziente.
    Zaroura, per esempio, è una danza assira che presenta i tratti fondamentali della danza armena, benché i passi non assomiglino ai passi armeni. Balliamo abbracciati molto stretti in un’unica riga. Con ciascuna ripetizione, noi ci spostiamo solo quanto la distanza di un piede. Con ciascuna battuta, tocchiamo terra o posiamo il piede giusto appena sotto di noi, affermando di nuovo che quello dove siamo ora, con il nostro corpo e nel momento presente, è “casa”. Gli Assiri non hanno avuto una madre patria per molti secoli, ma hanno lo stesso conservato la loro identità etnica senza avere un territorio fisico sul quale esprimerla, forse perché, in danze come queste, la terra natia può comunque esistere ed è proprio sotto i piedi del ballerino.
     
    Danze della Diaspora
    Negli anni 1940-50, la seconda e terza generazione di Armeni-americani ha cominciato a creare un repertorio tutto nuovo di danze per sostituire quelle che erano state perse nella Diaspora, combinando passi e coreografie recenti e tradizionali con melodie e canzoni antiche.
    Un buon esempio è Eench Eemanaee, nota anche come Misirlou armena. La danza si è evoluta da una combinazione del Misirlou greco, che era enormemente popolare negli Stati Uniti negli anni ‘50, e la danza armena tradizionale Lorke Lorke (vale a dire Sirdes “Mio cuore”), originaria di Daron, vicino al lago Van. Le parole di Eench Eemanaee, come molte canzoni armene, raccontano la storia di un amore perduto, una metafora per la perduta terra natia:
     
    Dal giorno in cui te ne andasti io sono divenuto amaro verso vita
    ed anche i fiori hanno pianto ed erano triste con me
    se solo, mio amore, tu potessi ritornare…”
     
    La musica di queste “nuove” danze sono spesso “tipicamente” allegre, poiché registrate in anni recenti da orchestre armeno-statunitensi. Le danze quasi sempre si muovono verso destra, un segno che sono danze di festa; al contrario le danze che si muovono principalmente a sinistra tendono ad essere più melanconiche, secondo Tineke van Geel. Siroon Aghchig (Dolce ragazza), Ambee Dageets (Giro armeno) e Guhneega sono fra le danze più popolari ricreate nella diaspora.
    Nelle comunità armene degli Stati Uniti rimane oggi una certa flessibilità creativa nell’elaborare le danze. Durante le feste può capitare che l'orchestra suoni un motivo e la gente formi molte linee, e ciascuna linea balli liberamente i passi che essa sente in quel momento di voler ballare! Così, per esempio, linee diverse possono ballare Siroon Aghchig, Halay, Sirdes o passi senza un nome particolare, durante la musica di Ambee Dageets.
    Queste danze, ora familiari, trasmettono un messaggio vivo e particolarmente preciso riguardante la costanza e l’importanza delle tradizioni coreutiche. Personalmente trovo di profonda ispirazione, in genti e terre tanto devastate come l’Armenia, quando ciò che è stato distrutto rinasce perché messo insieme dai sopravvissuti, non com’era, ma in un modo nuovo. Originalmente questa flessibilità creativa, in tutte le sue forme, era parte di un consapevole sforzo per permettere alla vita di risorgere nuovamente, come la fenice, dalla cenere della terra devastata da un genocidio.
    Questo stesso coraggioso spirito creativo ha inspirato il compositore Khachatoor Avedissian (armeno-sovietico) a scrivere il suo “Oratorio in memoria delle vittime del genocidio armeno del 1915”, una composizione moderna che utilizza strumenti e melodie tradizionali armene. Il Terzo Movimento dell’Oratorium, “Berceuse”, è basato su una ninnananna tradizionale, e la sua bellezza mi ha spinto a creare la danza Shoror. Benché io non abbia ascendenze armene, credo che le conseguenze del genocidio riguardi tutti membri della famiglia umana, e un atto rituale di guarigione sia responsabilità di ciascuno di noi. Considerata la creatività con la quale i “figli dell’Armenia” sparsi nel mondo hanno risposto alla perdita in questo secolo di gran parte della loro musica, danze ed arti, così come alla perdita di molte vite, si è sentita la necessità di adattare questa danza, che combina alcuni passi del tradizionale Shoror assieme alla mia coreografia. “Shoror” che significa ondeggiare, è linguisticamente collegato a “oror” cullare. Il sottile ondeggiare delle mani, che tracciano il simbolo dell'infinito nello spazio di fronte al cuore, è un gesto di cullare vita nuova com’è indicato nelle parole della ninnananna:
     
    “Notte, la luce della luna scivola sul tuo viso
    il mio amore è sempre per te
    che nessuna mano cattiva ti porti via
    tu sei la mia sola speranza, tu sei il mio piccolo, innocente, nobile amore
    Ti cullerò con questa ninnananna
    così crescerai più rapidamente
    e rapidamente diverrai la fiamma del focolare della tua casa
    tu sei il mio sogno, tu sei il mio sole…
     
    Quando balliamo Shoror teniamo le candele come per una vigilia, per illuminare con la luce della consapevolezza quello che è stato tenuto in oscurità, e testimoniare ciò che abbiamo visto e ricordiamo. Il nutrimento della vita è riaffermato dai nostri piedi quando descriviamo il simbolo dell'infinito sul terreno, con passi che ci richiamano le deportazioni e le marce forzate nel deserto Siriano nel 1915. Finalmente arriviamo al Sesto ed ultimo Movimento dell’Oratorio di Avedissian “Armenia con mille ali”, sollevando le nostre mani ripiene di luce, in un’immagine piena di speranza sebbene nella diaspora. La musica di Avedissian sembra approdare in quel luogo del cuore umano le cui speranze e affanni sono accolti con profondo sentimento.
    Numerosi Gruppi di danze in Europa e in America settentrionale hanno celebrato nel 1995 il Cinquantesimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel maggio del 1995 proprio durante la settimana dell’anniversario, io stessa ho insegnato Shoror, ed altre danze armene, come pure danze ebraiche e zigane, in occasione di una festa musicale comunitaria in una chiesa cristiana a Berlino. Questo è stato particolarmente indicativo dato che, citando Vahakn Dadrian, “Molti considerano la mancanza d’azione e seguente reazione al genocidio armeno (durante il suo accadimento) come un pericoloso precedente per il successivo Olocausto ebraico nella Seconda Guerra Mondiale”. Si ricorda che per cercare di rassicurare i dubbiosi circa la bontà e le capacità dei suoi piani di genocidio, Hitler abbia affermato: “Chi, dopo tutto, parla oggi dell'annientamento degli Armeni?”. Secondo me se tutti avessimo parlato dell'annientamento degli Armeni, l'Olocausto della Seconda Guerra Mondiale non sarebbe potuto accadere su così grande scala.
    Sento che deve essere nostra precisa responsabilità ricordare e parlare di questo, adesso. Per quanto duro possa essere il riconoscere questi orrori e mostrare i nostri sentimenti di fronte ad essi, l'atto di testimoniare il passato è la nostra sola speranza, per compiere scelte diverse nel presente e salvaguardare il futuro. Può sicuramente essere doloroso riconoscere che le azioni umane hanno la capacità di coinvolgere, o spingere a partecipare, nelle persecuzioni. Ma il messaggio proposto da danze quali Shoror e Daronee può essere che ciascuno di noi sia chiamato a “combattere una battaglia per la vita”, non contro il nostro vicino, ma piuttosto per tenere viva la scintilla del bene umano in noi stessi e nelle nostre comunità, per rifiutarsi di collaborare affinché tali tragici eventi accadano ancora nelle nostre terre natie, nelle nostre vite.
    Forse possiamo imparare qualcosa dalla storia degli Armeni, perché, dopo tutto, il tentato genocidio finale è fallito. La lingua, la cultura, le danze e la musica, l’arte e la religione armena sono vive oggi in moltissimi luoghi. E’ ironico e miracoloso che le azioni hanno inteso annullare l’esistenza del popolo armeno, ottanta anni più tardi abbiano aiutato a garantirne la sua sopravvivenza. Guerra e sofferenza continuano ad affliggere anche oggi la Repubblica Armenia, parte della quale è ancora devastata dal terremoto del 1988; ma la gente Armena ha legato la sua sopravvivenza alle forti radici che ha messo in tutti i luoghi dove i venti del cambiamento l’ha portata. Continuamente nutrite dalle tradizioni artistiche e culturali sempre vive, la vitalità e la capacità di ripresa di queste radici sono una lezione per tutti noi, e siamo fortunati ad avere queste meravigliose danze quali nostri modelli e insegnanti di vita.
     
    N.d.T.: I titoli delle danze sono stati mantenuti nell’originale grafia americana.
    July 21

    TLD : LIBRI E ARTICOLI - World music

    Ancona una segnalazione libraria, per questa caldissima estate.
     
    ed. EDT 2006
     
     
    All'inizio del XXI secolo definire la world music è diventato quasi impossibile. È la musica che incontriamo praticamente in ogni parte del mondo; può essere musica folklorica, musica d'arte o popoular music, praticata da dilettanti come da professionisti, sacra, secolare o commerciale. Gli stessi consumatori usano la world music in una varietà di modi, la celebrano come propria oppure si compiacciono della sua serietà. Si potrebbe dire che qualsiasi tipo di musica, o quasi, può essere etichettato come world music. La world music è un vero prodotto della modernità, dell'incontro e della visione del mondo inaugurati dall'epoca delle scoperte geografiche, dell'illuminismo, dell'espaansione coloniale e della nascita degli stati-nazione. Philip Bohlman ci guida attraverso questo vastissimo territorio musicale mettendone in luce i portati ideologici ed estetici, in un libro centrato intorno a una nozione di incontro che incoraggia il lettore ad affrontare la world music in modo diretto, sotto forma di esperienza; le musiche del mondo sono così inquadrate in una prospettiva storica che le colloca nel cuore del dibattito culturale tral'Occidente e i suoi 'altri'. Attraverso una serie di esempi riferiti a singoli musicisti, studiosi e repertori, il volume interpreta con lucidità e concisione la pervasiva presenza della world music nel panorama quotidiano, in uno scenario contrassegnato dalle contraddizioni della globalizzazione.
     
    Per capire cos'è la world music, potete anche consultare Wikipedia, con spiegazioni in italiano e in inglese.
    Esiste anche un magazine "World music",  bimestrale di parole e musica dalla Terra, e il bel volume "100 dischi per capire la world music".
     
    July 19

    TLD : LIBRI E ARTICOLI - Si balla!!!

    "In realtà il mio sogno è sempre stato quello di saper ballare bene. Flashdance si chiamava quel film che mi ha cambiato definitivamente la vita. Era un film solo sul ballo. Saper ballare...e invece alla fine mi riduco sempre a guardare, che è anche bello, però...è tutta un'altra cosa".
    (Nanni Moretti in "Caro diario")

    E finalmente è arrivata l'estate, col suo carico di evasione e di leggerezza! La voglia di libertà per molti trova sfogo nel desiderio di ballare, che prende soprattutto nella stagione calda, dove ogni occasione danzante è buona per svagarsi e spezzare la monotonia della quotidianità. Il popolo delle danze si muove in più direzioni: ballando sotto le stelle delle sagre paesane o dei festival di partito, oppure scatenandosi sulle piste dei locali più trendy.

    Non certo indifferente a questa tendenza la Biblioteca Sala Borsa di Bologna che invita tutti i lettori a scegliere un ballo fra quelli proposti e partire. Un capitolo a parte è dedicato ai romanzi e ai film in cui il ballo è protagonista. E se la pratica del ballo non vi attira, forse potrete gustarne ugualmente la visione nei film e la lettura nei libri che la Biblioteca di Sala Borsa propone.

     

    June 24

    TLD : LIBRI E ARTICOLI - Ad altezza d'uomo

    AD ALTEZZA D'UOMO
    di Patrick De Wilde
    ed. L'ippocampo 2006
     
    Il nuovo libro di Patrick De Wilde, fotografo americano-polacco giramondo, ritrae persone di ogni angolo della Terra.
    Di donne e uomini in abiti tradizionali, ritratti a colori, questi volti raccontano 25 anni di viaggi e scatti. E testimoniano la fatica di catturare ciò che di universale ogni volto rappresenta.
    Accompagnate da un'antologia di scritti filosofici e antropologici (Todorov, Maalouf, Bergson Levi-Strauss per citarne solo alcuni) le foto, realizzate secondo il procedimento detto "argentico", sono il tentativo di testimoniare la ricchezza delle nostre differenze, al di là dell'esotismo e prima che il mondo tristemente si standardizzi.
     
    "Se sono diverso da te, invece di sminuirti ti accresco"
    Saint-Exupéry
    June 23

    TLD : LIBRI E ARTICOLI - Africana

    AFRICANA
    di Marcello Lorrai
    ed. Auditorium 2006
    Le musiche africane dell'ultimo secolo sono in gran parte l'assimilazione e la rielaborazione di stimoli provenienti da fuori: blues, jazz, musica afrocubana, musica pop europea e americana, rock, soul, musica indiana e da film, e recentemente anche reggae e rap.
    Questo libro è costituito dalle recensioni apparse nelle rubrica "Ascoltare" del mensile Nigrizia
    , fra il 1997 e il 2005.
    Lorrai, giornalista, critico musicale e direttore di Radio Popolare
    , raccoglie in maniera sitematica, ordinando le schede per paese, le recensioni, gli articoli e le interviste prodotti in questi anni.
    Gli artisti e i generi musicali sono presentati seguendo un ordine non alfabetico, dando la precedenza alle voci che hanno caratterizzato o che rappresentano maggiormente il repertorio di ciascun stato.
    Dal Primo Festival Panafricano di Algeri (1969) al superamento della sindrome di "Yeke yeke"
    , da Miriam Makeba, a Peter Gabriel, dai griot  al rap arabo.
    Un'ottima discografia e bibliografia accompagnano questo volume.
     
    June 10

    TLD - LIBRI E ARTICOLI - Danze al parco di Helsinki

    In "101 posti da non visitare" la guida turistica alle più insensate, noiose, maleodoranti, pericolose destinazioni del mondo (ed. Piemme 2006) è citata Helsinki, capitale della Finlandia.
    Una bella foto di danze popolari. Ci troviamo all'aperto in un parco, durante una fresca giornata d'inizio estate e una numerosa e divertita folla sta seguendo l'esibizione di giovani coppie in costume tradizionale. La foto, dicevo, è accompagnata da questa didascalia:
    "Esibizioni spontanee di danze popolari bloccano frequentemente i distretti commerciali, i parchi e i pronto soccorso di Helsinki".
    Qualcuno dovrebbe informare l'autore, tale Adam Russ. Le esibizioni "spontanee" non esistono.
    May 22

    TLD : LIBRI E ARTICOLI - "TRAD Magazine"


    TRAD Magazine è "la" rivista della musica e della danza tradizionale in Francia.
    Certo, la scelta è ampia e in Francia, patria della musica tradizionale (!), potete spaziare dalle testate specialistiche per strumentisti a quelle dedicate al lato più commerciale della world music, dalla newsletter gratuita alla costosa rivista patinata.
    Ma la più importante rimane comunque TRAD Magazine.
    Prestigiosa, storica (dal 1989), ricca di approfondimenti sulla musica e la danza tradizionale e folk, in particolare locale, è una rivista che saltuariamente allega anche ottimi CD. Propone reportage, approfondimenti e critiche su spettacoli, rassegne e artisti, ma anche informazioni sulle iniziative più interessanti, per tutti gli appassionati.  Fra le curiosità, il famoso bollino di qualità BRAVO! assegnato all'artisa o al CD che si distingue per la qualità della proposta.
    Bimestrale, 6 numeri all'anno, abbonamento a 35 euro.
     
    Nella rivita e nel sito potete trovare anche:
    * tablature - partiture per organetto, con brani tradizionali francesi e bretoni, ma anche balcanici e russi, canzoni
    * presentazioni di volumi per apprendere a suonare l'organetto e la cornamusa
    * varie compilation con Bal Cajun e danze del Quebec
    * informazioni sui Festival Estate 2006 - specialmenete in Francia, ma anche in Italia e Belgio

    Se volete, qualche estratto dall'ultimo numero lo potete leggere qui.
     
     
    "...en danse Folk, il y aurait quatre pas de base, la polka, la scottish, la valse et la mazurka. Je ne sais pas d’où vient cette règle, toujours présentée comme une chose allant de soi..."
     
    April 23

    TLD : LIBRI E ARTICOLI - Bibliografia sulla danza israeliana

    Ecco un primo elenco - del tutto provvisorio - di libri che riguardano la danza israeliana.

    Una premessa sostanziosa, praticamente cosa c'è e cosa non c'è... 

    * questo primo elenco riporta unicamente testi che trattano esclusivamente o principalmente di danze israeliane. Non troverete testi sulla musica, gli strumenti musicali tradizionali, le correnti musicali, il teatro-danza e tutto ciò che non riguarda lo specifico tema
    * non troverete nemmeno testi sulle
    danze delle Sacre Scritture (ossia sulle danze bibliche).  Tuttavia alcuni testi trattano di danze accompagnate da testi tratti dalle Sacre Scritture, senza che queste possano definirsi bibliche
    * mancano anche una serie di articoli comparsi in vari periodici, negli ultimi anni, spesso pubblicati in occasione di festival, concerti o interviste a personaggi che si occupano di musica e danza. Si tratta di articoli letti e perduti (ahimé...). Se qualcuno fra voi avesse conservato qualche ritaglio, faccio appello affinché metta a disposizione anche questo tipo di materiale
    * mancano anche le partiture e i testi delle
    canzoni popolari che accompagnano le danze (solo a titolo di esempio, i volumetti dell'editore Pizzicato). Per questo tipo di materiale sarà redatto un elenco a parte
    * manca, infine, tutto quel materiale che presenta le danze in forma di schede (descrizione dei
    passi e della coreografia). Si tratta soprattutto di fascicoli (in gran parte autoprodotti) distribuiti agli iscritti di corsi, seminari e stage in varie zone d'Italia e all'estero. Questi fascicoli presentano introduzioni, più o meno approfondite, che sono interessanti per una prima conoscenza dell'argomento.

     
    Questo primo, scarno, elenco è del tutto provvisorio ed é redatto, per quanto riguarda la parte in lingua italiana, sulla base del materiale da me posseduto (quindi estremamente scarso e raccolto secondo gusto e possibilità personali). Non se ne abbiano a male coloro che possiedono testi ben più noti e di più alto valore. Anzi, a costoro rivolgo un caldo appello alla collaborazione. La parte in lingua inglese, invece, è stata redatta a cura di Roberto Bagnoli. 
     
    Bene, detto questo, passiamo all'elenco aggiornato al 22.04.2006

     
    TESTI IN ITALIANO
     
    Fubini E., La musica nella tradizione ebraica, Einaudi, 1994
    Bartolini E., Come sono belli i passi, Ancora, 2000
    Bartolini E., Ragazzi C.,
    Ebraismo 4 quaderno: le espressioni artistiche, ESD, 1997
     
    Vi segnalo anche:
    l'articolo di Dan Ronnen "Che succede alla danza popolare'" (in: Rikudim, ott. 1996) tradotto da
    Roberto Bagnoli (al quale potete rivolgervi per una copia)
    il fascicolo "A passo di danza, eretz Israel jaffa" a cura di Mara Cesaro ed altri componenti di "Antico Cerchio" di Padova. Per maggiori informazioni potete contattare
    Paola
     
     
    TESTI IN LINGUA STRANIERA
     
    Goldschmidt M., The Bible in Israeli folk dances, Choros, 2001
    Berk F., Ha-Rikud: The Jewish Dance, Union of Ame­rican Hebrew Congregations, 1972
    Berk F., The Chasidic Dance, Union of American Hebrew Congregation, 1975.
    Berk F., Machol Ha-am: Dance of the Jewish Peo­ple, American Zionist Youth Foundation, 1978
    Edery D., Mekorot: Israeli Folk Dance Catalog, Budget Printing, 1983
    Feuershtein H., Bekol Ram, Worlds Zionist Organization, 1986
    Ingber J. B., 1974. Shorashim: The Roots of Israeli Folk Dances, in: Dance Perspectives, 59. Dance Perspectives Foun­dation,1974
    Lapson D., Dances of The Jewish People, Je­wish Education Committee, 1954
    Lapson D., Jewish Dances the Year Round, Board of Jewish Education
    Lapson D., Folk Dances for Jewish Festivals, Board of Jewish Education
    Lapson D., The Bible In Dance, New York, Jewish Educa­tion Committee, 1970
    Pasternak V. (ed.), Israel in Song, Tara Publi­cations
    Pasternak V., The Best of Israeli Folk Dances, Tara Publications, 1990
    Steinman E., The Garden of Hassidism, World Zionist Organization, 1961

     

    Buona lettura!

     

     

    April 17

    TLD : LIBRI E ARTICOLI - Dalle Alpi alla Sicilia

    LE ULTIME TRIBU' D'ITALIA, così titola GEO, il periodico Mondadori dedicato alla bellezza della natura e all'immagine del Mondo, il servizio presentato nel suo n. 4/2006. Più di quaranta pagine, ricche di foto e cartine, per spiegarci quali siano gli italiani "invisibili". Oltre venti etnie che praticano culti sopravvissuti nei secoli, che parlano lingue sconosciute ai più, che indossano abiti tramandati da generazioni. Chi sono e dove vivono questi italiani? Dalle valli piemontesi alle montagne calabro-lucane, GEO si è messo in viaggio, e ci racconta le loro storie.

     

    April 12

    TLD : LIBRI E ARTICOLI - La musica dei popoli

    E' da poco uscito il libro MUSICA DEI POPOLI - Viaggio nella musica tradizionale del Mondo, a cura di Leonardo D'Amico (ed. Castelvecchi).
    Un libro+DVD che celebra la storia del festival, che quest'anno giunge alla sua trentesima edizione, e racconta le storie dei suoi protagonisti (cantanti, musicisti e ballerini) venuti da tutto il mondo.
    Il festival "Musica dei popoli" è presentato in questo libro con dodici introduzioni di esperti etnomusicologi organizzate in forma geografica, 290 schede sui gruppi musicali e con un DVD, per un totale di 120 minuti di musica e immagini.
    Per avere il libro+DVD potete cercare qui oppure qui.
    Per il Programma 2006 del Festival guardate qui.